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TWO LOVERS Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 4 luglio 2009
 
di James Gray, con Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow, Vanessa Shaw, Isabella Rossellini (Stati Uniti, 2008)

Ottenibile in DVD/Blu-ray o tramite VOD/streaming ecc.

 

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CAPOLAVORI DA RIVEDERE:  IN DVD, STREAMING, VOD..

TWO LOVERS è forse il più bel film dell'anno; di certo, il mio preferito. E non chiedetemi perché il consumo dell'immagine cinematografica lo faccia sciaguratamente uscire in questo tempo di grotti. TWO LOVERS è anche il film più sorprendente della stagione. Girandolo in soli quaranta giorni, a James Gray, il ragazzo prodigio che a 25 anni aveva sfondato con la formidabile successione di tre polizieschi conseguenti e durissimi (LITTLE ODESSA, THE YARDS e WE OWN THE NIGHT) riesce una clamorosa e quanto proficua rottura di tono.


Non più sangue, mafie e truci malefatte straordinariamente condotte; ma una resa dei conti tutta rivolta verso l'intimità di protagonisti ormai terribilmente normali. Una commedia romantica, come quelle che avevano come protagonista Cary Grant o James Stewart. Una commedia sentimentale genialmente sbilanciata: come sospesa nel vuoto di un'esistenza destabilizzata, ma all'interno di un'ambientazione splendidamente precisa, la geometria realista e viva di Brighton Beach, il quartiere degli ebrei russi di New York. Un film in bilico costante sulla fatalità dei sentimenti, ma al tempo stesso sempre vero e posato: poiché tutto costruito sull'esatta contrapposizione fra passione e ragione. Paradossale, godibilissimo e poetico, come un Hawks o un Woody Allen. Ma di un rigore costruttivo inquietante che richiama costantemente capolavori hitchcockiani come VERTIGO e FINESTRA SUL CORTILE. Perfettamente calato nel proprio processo di analisi introspettiva; così da essere facilmente identificabile da parte dello spettatore, ad immagine dei grandi esempi di cinema psicologico.


La situazione? Presto detta, come spesso succede nel cinema che lascia una traccia: un adulto/bambino provvisto di mamma e papà, oltre che di fidanzata auspicata, vede il proprio tragicomico equilibrio esistenziale destabilizzato dall'arrivo di una conturbante vicina di casa. Situazione all'inizio semplicemente bizzarra, nella quale una sceneggiatura dall'apparente noncuranza fa precipitare immediatamente lo spettatore, sbattendolo nelle fauci di una serie di caratterizzazioni strepitose degli attori. Un immenso Joaquin Phoenix, nelle vesti dell'innamorato, lunare, aggrappato alla propria giacchetta come Linus alla sua celebre coperta, visibilmente traumatizzato e comicamente ciondolante fra i ninnoli ancora infantili della propria cameretta. Quanto, poi, determinato e assai meno imbranato al momento di scegliere fra le due più che accattivanti prospettive che gli permetterebbero di evadere da famiglia e bottega (croce e delizia di tutta l'opera di James Gray). Ambedue irresistibili, diciamolo a sua parziale discarica: quando la bruna possiede la ragionevole, sensibile, luminosa bellezza della tradizione ebrea di Vinessa Shaw (la rivelazione del film). Mentre Gwyneth Paltrow, nel miglior ruolo della propria carriera, è la bionda, l'amore folle: sublime nell'incostanza e nella dedizione, crudele e fragile, infinitamente desiderabile e detestabile. In poche parole, irresistibilmente seducente.


Tutti gli ingredienti della letteratura rosa. Ma basterà allora osservare l'impressionante giustezza della possessiva yiddish-mother interpretata da un'irriconoscibile, formidabile Isabella Rossellini, oppure quella altrettanto protettiva del padre che si appella alla tradizione per aggiustare i cocci, o ancora dell'avvocato di Manhattan, amante della nostra bella, sposato, ma soprattutto stolto: per rendersi conto di come James Gray sappia ricondurre su una terra tutta nostra tutti quei deliziosi temi freudiani, mitici o semplicemente tradizionali.


TWO LOVERS non è allora soltanto un film sottilmente malinconico sulla rassegnazione, la fatalità alla quale non si può che arrendersi. In alcune sequenze sublimi come nella perfetta padronanza registica di certi piani-sequenza, in un va e vieni ritmico che conferisce al film un tono tutto suo (l'esaltata frustrazione della serata in discoteca, il lirismo che cede al desiderio nella sequenza all'alba sui tetti, l'ardore, la sensualità dirompente che ha sempre la meglio sull'autocommiserazione o, ancora, il sorprendente voyeurismo sul seno di Gwyneth esposto alla finestra) la visione di Gray non è mai quella distaccata e supponente del virtuoso. Ma sempre incredibilmente vera e vicina alle proprie creature. Ad immagine perfetta delle sue parole: “ Perché con questa piuttosto che con un'altra? Perché è impossibile conoscere veramente a fondo una persona. Ed è la complessità umana ad essere infinita”. Magnifico.

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MASTERPIECES TO REVIEW: IN DVD, STREAMING, VOD.

* * * *   TWO LOVERS, by James Gray, with Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow, Vanessa Shaw, Isabella Rossellini (USA 2008)

TWO LOVERS is perhaps the most beautiful film of the year; certainly, my favourite. And don't ask me why the consumption of the cinematographic image unfortunately makes it come out in this time of grotti. TWO LOVERS is also the most surprising film of the season. Shooting it in just forty days, James Gray, the prodigy boy who, at the age of 25, had broken through with the formidable succession of three consequent and extremely tough detective stories (LITTLE ODESSA, THE YARDS and WE OWN THE NIGHT) succeeds in making a sensational and very profitable breakthrough.

No more blood, mafias and shamefully conducted extraordinary misdeeds; but a showdown all turned towards the intimacy of now terribly normal protagonists. A romantic comedy, like the ones starring Cary Grant or James Stewart. A sentimental comedy with an ingeniously unbalanced balance: as if suspended in the emptiness of a destabilised existence, but within a splendidly precise setting, the realistic, living geometry of Brighton Beach, the Russian Jewish quarter of New York. A film constantly hovering over the fatality of feelings, but at the same time always true and laid out: because everything is built on the exact contrast between passion and reason. Paradoxical, enjoyable and poetic, like a Hawks or a Woody Allen. But of a disturbing constructive rigour that constantly recalls Hitchcockian masterpieces such as VERTIGO and REAR WINDOW. Perfectly immersed in its own process of introspective analysis; so as to be easily identifiable by the spectator, in the image of the great examples of psychological cinema.

The situation? Soon said, as often happens in cinema that leaves a trace: an adult/child with a mother and father, as well as a hoped-for girlfriend, sees his own tragicomic existential balance destabilised by the arrival of a disturbing neighbour. A simply bizarre situation at the beginning, in which a screenplay of apparent carelessness immediately plunges the spectator into the jaws of a series of amazing characterizations of the actors. An immense Joaquin Phoenix, in the guise of the lunar lover, clinging to his jacket like Linus to his famous blanket, visibly traumatised and comically dangling among the still childish trinkets of his bedroom. How determined and much less clumsy when it comes to choosing between the two more than captivating perspectives that would allow him to escape from family and shop (the cross and delight of all James Gray's work). Both irresistible, let's say it to his partial dump: when the brunette possesses the reasonable, sensitive, luminous beauty of Vinessa Shaw's Jewish tradition (the revelation of the film). While Gwyneth Paltrow, in the best role of her career, is the blonde, the mad love: sublime in her inconstancy and dedication, cruel and fragile, infinitely desirable and detestable. In a few words, irresistibly seductive.

All the ingredients of pink literature. But it is enough to observe the impressive rightness of the possessive Yiddish-mother interpreted by an unrecognisable, formidable Isabella Rossellini, or that equally protective of her father who appeals to tradition to mend the shards, or of the Manhattan lawyer, lover of our beautiful, married, but above all foolish: to realize how James Gray knows how to bring back to a land of our own all those delicious Freudian themes, mythical or simply traditional.

TWO LOVERS is not just a subtly melancholy film about resignation, the fatality to which one cannot but surrender. In some sublime sequences as in the perfect mastery of certain piani-sequences, in a rhythmic come-and-go that gives the film a tone of its own (the exalted frustration of the evening in the disco, the lyricism that yields to desire in the sequence at dawn on the rooftops, the ardor, the disruptive sensuality that always gets the better of self-pity or, again, the surprising voyeurism on Gwyneth's breast exposed to the window) Gray's vision is never the detached and arrogant vision of the virtuoso. But always incredibly true and close to his own creatures. In the perfect image of his words: Why with this one rather than another? Because it is impossible to really know a person in depth. And it is human complexity that is infinite. Magnificent.

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