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KES
(KES)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 28 ottobre 1976
 
CAPOLAVORI DA RIVEDERE: IN DVD, STREAMING, VOD...di Ken Loach, con David Bradley, Lynne Perrie, Colin Welland, Freddie Fletcher, Brian Glover, Bob Bowes (Gran Bretagna, 1969)
 

Un ragazzo ed un falchetto. Un campo recintato, ai bordi del bosco. E sullo sfondo, le ciminiere delle fabbriche. Lo Yorkshire, i minatori, i balli del sabato sera. La scuola, la famiglia. E' il film che precede FAMILY LIFE; ed i temi di uno dei rari nuovi autori inglesi degli ultimi dieci anni sono tutti li. La madre, la famiglia, la scuola, la società.

Ed un ragazzino tormentato, una delle più belle figure che il cinema ci abbi dato del più difficile personaggio cinematografico, il bambino. KES è quel momento delicato, esaltante, ingrato che segna il passaggio dall'età adolescenziale a quella adulta. Le prime immagini del film sono quelle del presente: la famiglia, il fratello da svestire quando torna sbronzo al sabato sera, i compagni di scuola già inseriti in un mondo aggressivo, ottuso. E la scuola, immagine della società, legata ai principi, alla forma, alla repressione, all'abuso del potere, ai valori falsi. La fine del film è il futuro: l'età adulta, la fine della scuola, l'orientamento professionale. La prospettiva di un avvenire cupo, chiuso ed ostile.

Di questa immutabilità di una situazione sociale ed esistenziale è proprio il ragazzino, e lui solo, ad esserne cosciente. La lucida e cosciente rassegnazione che lo conduce di fronte al funzionario dell'orientamento professionale è come il mutismo schizofrenico nel quale si rinchiude la protagonista di FAMILY LIFE;. Non è certamente un difetto "caratteriale", come direbbero i maestri di KES, o gli psichiatri di FAMILY LIFE;. E' il solo mezzo di difesa di un individuo sensibile, che ha visto distrutto il proprio equilibrio dalle strutture della famiglia, dell'educazione, della società. Il film è un piccolo e vibrante capolavoro perché Loach a detto tutto queste cose con la freschezza, la grazia e la verità di un lirismo commovente. Il suo cinema, fatto di una ricerca scrupolosa di realismo, attraverso un uso continuato ma sapiente delle focali lunghe, che colgono gli individui nelle loro reazioni più intime, va diritto al bersaglio, perché dice delle cose crudeli e importanti con il linguaggio di tutti i giorni. Mostrandoci le stesse persone, le medesime azioni che noi abbiamo sotto gli occhi quotidianamente.

KES è infine cinema allo stato puro: sapienza di inserire una vicenda in un ambiente significante. Piacere di filmare un ragazzino che corre nei boschi alle prime luci del mattino; di esprimere delle sensazioni intime e delicate dietro al volo di un falchetto ammaestrato che, nell'illusione di un attimo, si è spiegato in sopra il fumo delle fabbriche.


   Il film in Internet (Google)

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