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ANGEL–A
(ANGEL–A)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 10 novembre 2006
 
di Luc Besson, con Jamel Debbouze, Rie Rasmussen, Gilbert Melki (Francia, 2005)
 
Regista formalmente dotato quanto regolarmente sopra le righe, capace del buono (LEON; i successi popolari di LE GRAND BLEU e di NIKITA) come del peggio (quasi tutto il resto), produttore ambizioso, l'ormai ex enfant prodige del cinema francese ritorna alla regia dopo sei anni. Coinvolgendo nel suo nuovo progetto il noto comico di origine nordafricana Jamel Debbouze (INDIGENES) e, a sorpresa, la top model danese Ria Rasmussen che Brian De Palma aveva scoperto in FEMME FATALE. L'anoressica bellezza costituisce in effetti una delle (pseudo) sorprese offerte da ANGEL-A: è lei, in un miniabito inguinale che conserverà per tutto il film, l'inviata soprannaturale ma pretestuosamente glamour del titolo, incaricata di impedire al buon Jamel il tradizionale tuffo letale dal ponte della Senna.

Il film è un tipico prodotto bessoniano. Un'ottima fotografia in bianco e nero di Thierry Arbogast al servizio di inquadrature sciaguratamente elaborate (la torre Eiffel farà da sfondo all'ottanta percento delle stesse), una progressione drammatica inverosimile, dei dialoghi che nemmeno la simpatia del protagonista riescono a raddrizzare. Questo, ed i buoni sentimenti del film arrischiano di fare di ANGEL-A un'accettabile serata televisiva; l'invadenza saccente dell'intervento registico un oggetto di inevitabile fastidio per ogni cinefilo.


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