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A PROPOSITO DI SCHMIDT
(ABOUT SCHMIDT)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 24 febbraio 2003
 
di Alexander Payne, con Jack Nicholson, Hope Davis, Dermot Mulroney, Kathy Bates (Stati Uniti, 2002)
 
Alexander Payne è uno dei giovani autori che, assieme ai due Anderson (Paul Thomas, autore del più che notevole MAGNOLIA; e Wes, del sopravvalutato LA FAMIGLIA TENNENBAUM) dovrebbe testimoniare del rinnovamento in atto nel cinema americano, Payne è già alla sua quarta opera; una sola delle quali, ELECTION (1999), ha goduto di una discreta distribuzione. Sufficiente perché la rivista Esquire lo qualificasse un po' generosamente di "nuovo Scorsese". Ma, ciò che colpisce subito in questo suo A PROPOSITO DI SCHMIDT è proprio l'assenza di quanto dovrebbe contraddistinguere il cinema di un innovatore: l'originalità, o almeno la vivacità di uno stile. Anche se non si può dire che il suo film, visto ciò che passa il convento hollywoodiano, non compia degli sforzi per uscire dal seminato; perlomeno quello tematico.

Payne riconduce infatti l'azione di un romanzo assai apprezzato (di Louis Begley) nel prediletto Nebraska, dove ha girato tutto i suoi film. E si butta con bell'entusiasmo a dipingere le angustie dell'età del pensionamento: se non con uno sguardo registico veramente significativo, indubbiamente con una emozione ed una discrezione che spiccano nell'universo dei film calcolati al misurino de computer. Oltre che con quell''intelligenza che gli permette di fondere sentimento ed ironia in una osservazione non priva della necessaria cattiveria. Jack Nicholson, poi, rappresenta il bonus: quando, come qui, (quasi) non strafà, ha pochi rivali.

Presenza della morte, ma attaccamento al quotidiano. La morte, essendo quella della moglie del protagonista, della quale deve elaborare l'assenza; ed il quotidiano, ciò che gli offre la mediocrità della provincia e della marginalità esistenziale che deve attraversare per giungere al matrimonio della figlia con il pirlotto di turno. Il nostro pensionato e vedovo ex-agente di assicurazioni, decide allora di "sponsorizzare" un giovane della Tanzania al costo di 73 centesimi al giorno: scoprendo cosi le gioie del romanzo epistolare, e gli stimoli per una nuova via che gli si para innanzi.

In quanto al film, rimane al livello delle proprie intenzioni. Che sono, come dubitarne, assolutamente encomiabili.


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