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AMERICAN BEAUTY
(AMERICAN BEAUTY)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 11 gennaio 2000
 
di Sam Mendes, con Kevin Spacey, Annette Bening, Thora Birch, Allison Janney (Stati Uniti, 1999)
 
AMERICAN BEAUTY, al quale è stato affibbiata l'etichetta, peraltro allegramente abusata, di avvenimento dell'anno è qualcosa d'altro. Senza scomodare la nozione d'autore, se il film del regista teatrale inglese Sam Mendes risulta essere una delle rivelazioni più interessanti della stagione è grazie (oltre che ad una attenta osservazione della realtà sociale e psicologica che ci circonda) alla qualità di una parte di quegli attributi che conducono alla riuscita di un film: una sceneggiatura intelligente e perfettamente costruita, dei dialoghi originali, degli attori ispirati e ben diretti. Non necessariamente a quella che si può definire una visione registica decisamente affermata e personale.

Dato ad un Cronenberg ciò che non può essere (ancora?) di Mendes, godetevi AMERICAN BEAUTY: "Ho 42 anni. Fra meno di un anno, sarò morto. Ovviamente, non lo so ancora. Comunque, in un certo modo, sono già morto". Un film narrato da un cadavere, come avveniva nella piscina del mitico inizio di VIALE DEL TRAMONTO. Ma il confronto finisce qui. Anche perché, se il trentaquattrenne regista al suo esordio cinematografico non può evidentemente essere Billy Wilder, uno dei pregi di un film come AMERICAN BEAUTY sta proprio nel fatto di non assomigliare - come sembrerebbe all'inizio - a nessun altro. Di non rispettare le proprie apparenze. Di cominciare come una commedia piuttosto scanzonata sul malessere della famiglia borghese. Sulla consunzione dei rapporti di coppia. Sulla crisi del maschio di mezz'età. Come ce ne siamo già sorbiti a profusione. Ma di assumere, strada facendo, altri aspetti, atmosfere, indagini, conclusioni.

Dark comedy, la chiamano in inglese; ma BEAUTY non è nemmeno un film tragicomico. Inizia con una panoramica aerea su uno di quei sobborghi di Los Angeles, l'infilata impeccabile delle villette identiche, il giardinetto e l'automobile lustra, la tipologia sociale dell'ex figlio dei fiori con accanto l'ex colonnello dei marines che colleziona ceramica nazi; o l'adorabile coppia gay che tenta di conquistarsi la simpatia dei benpensanti. Tutto già visto; ma in quella geometria di ragionevole benessere, tra quelle pieghe rappresentative di un Sogno americano più o meno realizzato a seconda dei punti di vista, sotto la patina delle buone maniere dettate dalle regole del buon vicinato, una sceneggiatura disincantata e lucida, dei dialoghi che da comici si fanno sarcastici ed infine amari iniziano a frugare fra le bizzarrie, le frustrazioni, le nevrosi che governano i protagonisti.

Il risultato di questo processo d'indagine progressiva, dai continui, quasi destabilizzanti mutamenti (la parodia sfacciata accostata ad istanti di verità cruda) sarà anche semplicemente furbo, e magari un attimo misogino. Ma introduce, quasi controvoglia lo spettatore più riluttante nella spirale di un discorso che si fa vieppiù grave; anche se sempre utilmente sdrammatizzato. Cosi, i personaggi, le loro battute, le situazioni da caricaturali che erano ("quando la smetterete con questo accompagnamento musicale da ascensore" - l'adolescente ai genitori imbalsamati nel rito glaciale della cena-), e come tali accolte inizialmente con sufficienza, si fanno significative, melanconiche, sfrontate, serene, sempre imprevedibili. AMERICAN BEAUTY è un film di personaggi tipati, eccessivi, addirittura sgradevoli: ma che, conoscendoli, impariamo a comprendere se non proprio ad amare. A non dimenticare.

Tutto ciò risulterebbe puramente teorico se il film di Mendes, oltre che sulla sceneggiatura e la gradevole messa in scena espressionistica non si costruisse sull'altra sua notevole qualità, la direzione d'attori. Kevin Spacey ironico, rassegnato, scatenato, struttura con l'energia e la sensibilità della propria interpretazione l'intero significato del film. Annette Benning, ossessiva e volitiva nel ruolo della moglie riesce una delle sue migliori apparizioni. E gli attori giovani, i ruoli secondari sono perfetti.


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