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BAGDAD CAFÉ
(OUT OF ROSENHEIM)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 4 maggio 1989
 
di Percy Adlon, con Marianne Sagebrecht, Christine Pounder, Jack Palance (Germania, 1987)
 
"Qual è il segreto dello straordinario successo di questo "piccolo" film? Com'è che un serioso regista tedesco, che ricordiamo autore di un dignitosissimo e non proprio spassoso CELESTE basato sui ricordi della governante di Marcel Proust, decide di partire nel deserto del Mojave a girare quest'imprevedibile BAGDAD CAFÉ?

Imprevedibile, e anche un filo squinternato. Con quell'inizio dalle inquadrature tutte di sghimbescio, le dominanti alla gelatina gialle e verde, cactus e tramonti, polvere ed armonica a bocca, autostrade e, finalmente, camion, pompe, insegne e motel. Poi, in questo PARIS-TEXAS dei poveri, in questa road-movie vista dall'europeo di turno ma che non si capisce bene se ci crede o meno, appaiono i personaggi.

L'ormai celebre grassona bavarese, Marianne Sagebrecht, nel tailleur di loden a quaranta gradi. La negretta CCH - come la chiamano - Pounder; che sta mandando a pallino quel suo rudere di motel, con la famiglia che si ritrova. E, via via, tutti gli altri: il redivivo Jack Palance che, smesso il ghigno del cattivo, campa un accattivante ex- decoratore hollywoodiano, con stivaletti, rosa appassita, e fascia tardo-hippy rossa sulla fronte . Un pianista nero che imparare a suonare Bach, un campeggiatore biondo che insegna a lanciare il boomerang, ed un'esperta in tatuaggi ed accoglienze varie per camionisti.

Con i personaggi, la finzione. Giudiziosa, tranquilla, sui toni della commedia: la storia che Adlon ha sempre cercato di ripetere, quella fra due individui che dall'iniziale diffidenza progrediscono nell'intimità e nella complicità. E allora la grazia, quella che nasce dall'attenzione amorosa per i propri personaggi, dalla sensibilità per le atmosfere (soprattutto musicali) non tarda ad apparire. Ed ancora, poiché le situazioni, ed i personaggi, sono piuttosto eccezionali, la più difficile poesia.

La goffa ed obesa Marianne, miracolo dello sguardo del cineasta, diventa perfino bella. Gli riescono ormai tutti i giochi della scatola di trucchi che ha ritrovato in camera sua: e quei fazzolettini colorati che gli escono dal cappello a cilindro sono ormai fatti della medesima magia di questo film, piccolo e fortunato."


   Il film in Internet (Google)

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