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AMADEUS
(AMADEUS)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 28 febbraio 1985
 
di Milos Forman, con Tom Hulce, F. Murray Abraham, Elizabeth Berridge, Jeffrey Jones (Stati Uniti, 1984)
 
"Il fenomeno Mozart rimane un mistero. Gente come Goethe, Grimm, Haydn, Wagner, Kierkegaard, Karl Barth non hanno trovato, per esprimersi in proposito, che dei superlativi. E per il pastore e teologo Barth dev'esserci "tra Dio e quell'uomo una relazione molto particolare".

È quella relazione che, per le vie traverse del cinema, il regista cecoslovacco emigrato negli Stati Uniti Milos Forman cerca di esplorare.

L'Amadeus dell'autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, pur essendosi documentato a fondo sugli scritti, le lettere e le testimonianze mozartiane non intendeva sicuramente fare una biografia del genio di Salisburgo. Così come il lavoro teatrale dal quale è tratto il film, opera di Peter Shaffer che ha poi collaborato alla sceneggiatura con Forman, ha inseguito una verità drammatica, e non certamente una verità assoluta (che nessuno, e ancor meno nel caso di Mozart sepolto in una fossa comune a Vienna, detiene). Così, Amadeus non è un film su Mozart, ma sul ruolo divino che lega (in ordine decrescente d'importanza) i tre protagonisti del film: la musica, Salieri e Mozart.

La sceneggiatura si organizza su un lungo flash-back, basato sulla confessione di Salieri, internato in un manicomio, vecchio e morente, ad un sacerdote venuto a visitarlo. Al prete, il Maestro di cappella dell'Imperatore spiega non soltanto come uccise Mozart (altro awenimento storicamente inaccertato): ma, sopratutto, come ha ucciso Dio. Quel Dio che egli ha rispettato, pregato di infondergli la grazia del dono musicale. E che invece, per quel mistero sull'origine del genio, ha profuso in un essere volubile, rozzo, presuntuoso e blasfemo come il giovane Mozart. L'originalità della sceneggiatura di Amadeus sta in questo dualismo: Salieri, con la sua umana mediocrità e la sua schizofrenica gelosia da una parte. E Mozart, con il suo angelismo, la sua inumana genialità dall'altra.

Tutto il film si costruisce sullo sguardo che Salieri pone su Mozart: e poiché il primo non è che un mediocre comune mortale, ecco che l'immagine cinematografica (da sempre dedicata, per il proprio carattere fotografico a descrivere il reale) diventa autentica e significante. E nella descrizione di un'entità cosl astratta com'è quella del genio mozartiano evita il tranello dell'apologia tradizionale, ampollosa e agiografica.

Amadeus è quindi un film su Salieri e sul suo dramma: e lo spettatore s'identifica egualmente a due disgrazie. Quella mediocre di Salieri, e quella divina di Mozart. In questo equilibrio tra i due punti focali, in questa rimessa in questione delle rivendicazioni e delle giustificazioni sta uno dei punti di forza del film. Ma Salieri, se è forse un fallito e un assassino, è anche e sicuramente il solo musicista (a parte owiamente Mozart) che campi nel racconto. Il solo che possa comprendere Mozart. Non solo quindi fra i due finisce col crearsi una complicità (ai limiti dell'ambiguità, quando Salieri assiste agli ultimi istanti di Mozart) che rilancia nuovi temi oltre quelli della gelosia e dell'invocazione divina, ma lo spettatore finisce con l'aver bisogno di Salieri per comprendere Mozart.

È attraverso non solo lo sguardo di Salieri, ma addirittura le sue spiegazioni che viene raccontata (forse in termini romanzati) la vita di Mozart, e soprattutto esaltata (e qui con una legittimità cristallina) l'essenza mozartiana, e cioè la sua musica. A questo punto le intenzioni sulla carta, la sceneggiatura, non possono che significarsi per il tramite espressivo. Salieri scopre Mozart, e ci descrive, a parole, come nasce una frase musicale, un'armonia di frasi in seguito, un assieme di strumenti. Forman ci mostra questo processo.

Da sempre il regista cecoslovacco è uno dei pochi cineasti, forse il più grande, capace di utilizzare la musica in cinema. Meglio, di visualizzare la musica. In Amadeus non esiste un solo istante nel quale la musica venga usata come solitamente al cinema, come riempitivo, come sottolineatura o come decorazione. La musica di Amadeus, esattamente come ogni altro elemento espressivo del film, serve a far progredire la struttura drammatica. A spiegare, a comprendere.

Il montaggio (altro elemento condotto con maestria sensazionale) fonde e sviluppa immagini, suoni (la carta spiegazzata che diventa un gruppo di daini spaventati) e musica in una continuità esemplarmente conseguente. La musica diventa cosl spiegazione psicologica, proiezione drammatica, struttura portante del film. Esattamente come lo è per l'esistenza dei due musicisti. Essa costituisce l'asse portante dei tre momenti del racconto, quello in prima persona di Salieri, quello degli aneddoti quotidiani di Mozart, e quello delle rappresentazioni musicali medesime. Essa è il solo e unico fine della costruzione registica, tutto si organizza in sua funzione esattamente come essa costituisce la sola ragione d'essere di Mozart e Salieri. Non solo l'architettura dei vari momenti drammatici si organizza secondo un fiuido armonico e ritmico soavemente musicale, ma le parole stesse dei personaggi, quando parlano della musica, i gesti ed il sillabare dei musicisti, quando interpretano della musica, si fondono reciprocamente in un continuo matrimonio fra gesto e suono. Cosi, nella sequenza già celebre di Mozart morente che detta a Salieri le armonie del Requiem, assistiamo increduli alla nascita, in immagini, del mistero musicale. Strumento dopo strumento, voce sopra voce, in un meraviglioso connubio fra immagine, parola e musica che unisce il potere didattico al fascino poetico.

AMADEUS si organizza alla perfezione anche negli aspetti che non abbiamo toccato. Cosi la finezza dei ritratti psicologici e della direzione d'attori: che va dalla cura con la quale certi personaggi come l'Imperatore o la moglie di Mozart sono seguiti nelle loro reazioni più segrete, fino all'attenzione con la quale altre figure apparentemente minori (ad esempio la fantesca inviata a spiare il compositore) sono circondate.

La ricostruzione d'ambiente (in una Praga urbanisticamente intatta che il regista ritrova dopo anni d'esilio), la precisione degli arredi, tutto concorre a fare del film un'opera tipica di Forman. Un'opera cioè nella quale la grazia dell'intuizione poetica si allea all'osservazione della società ed ai rinvii al presente (si pensi ancora alla genuinità popolare del Flauto Magico, contrapposto al consenso sclerotico della Corte). Gratificata da un immenso successo pubblico un'opera come AMADEUS riconcilia con il cinema. Con il suo potere immenso di divulgazione e con quello, altrettanto immenso di trasformare in eterno il quotidiano."


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