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ALL'INSEGUIMENTO DELLA PIETRA VERDE
(ROMANCING THE STONE)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 2 settembre 1984
 
di Robert Zemeckis, con Michael Douglas, Kathleen Turner, Danny DeVito (Stati Uniti, 1984)
 
Prima di essere superato dall'inevitabile successore (probabilmente INDIANA JONES)questo film nel quale è pure presente lo zampino di Spielberg ha raggiunto l'altrettanto inevitabile record d'incassi negli USA. Ed eccoci quindi tutti qui, a chinarci sul fenomeno. Viene da chiedersi cosa sarebbe successo altrimenti: ad esempio, se ALL'INSEGUIMENTO DELLA PIETRA VERDE fosse uscito sotto forma di telefilm. Forma alla quale mi sembra appartenere. Si dirà: ma il successo di pubblico, il quale, pare abbia sempre ragione? Perché THE RIGHT STUFF che tratta l'Avventura alla grande è stato quasi ignorato; mentre questo, che l'avventura la mette in schemini per sentito dire, sollecita gli adolescenti e quei quattro o cinque che, pur non essendo adolescenti, vanno ancora al cine? Probabilmente perché questo, come il novantacinque percento dei prodotti che vengono offerti ai nostri occhi non richiede il benché minimo sforzo non dico di comprensione. Ma di adattamento ad un pur modesto discorso espressivo: per esempio a una storia originale, un montaggio che crei un accostamento d'immagini vagamente esaltanti, una recitazione che dimentichi le espressioni da manuale.

La premasticazione che ci pongono gli autori del film è infatti completa. Al pubblico non rimane che l'operazione, indolore ma anche insapore, di una ingestione: ché alla digestione, ovviamente, è già stato provveduto in sede di fabbricazione del prodotto. I PREDATORI DELL'ARCA PERDUTA, per restare nella riesumazione di uno spirito che potremmo anche definire salgariano, non era di certo la fine del mondo. Ma la sceneggiatura prevedeva momenti di grande tensione (ricordate l'inizio travolgente, con i mille trabocchetti nella caverna?), la regia cavava da situazioni ritrite nuove intuizioni (il duello nella casbah), nel protagonista ci si identificava volentieri. E la rivisitazione dei vecchi clichés era un'occasione ironica e nostalgica. Qui tutto procede per schemi scontati, che lo sguardo del regista non riesce a rendere avvincenti o, figuriamoci, divertenti. La traversata del ponte sospeso sul canyon o la testa del serpente che compare sulla spalla dell'eroina avvengono nei tempi e nei modi esattamente conformi a dei modelli risaputi.

Lei che sbarca da New York in tacchi a spillo è meno fragile di quello che si poteva supporre; e lui che compare nella giungla con il fucile a canna mozza, meno duro di quel che sembra. Non si pretende che abbiano il carisma di Ava Gardner e Gary Cooper: ma Michael Douglas, francamente, non ha né il fisico né la malizia dell'avventuriero. E poteva limitarsi alla non indifferente soddisfazione di produttore del film. Kathleen Turner ha gia dimenticato la sua conturbante apparizione in BODY HEATH, ma non la lezione di recitazione a Broadway: occhi sgranati al boa e gridolini di disappunto alla scomparsa nel fango del beauty-case. Rivisitiamola pure l'Avventura, purché sia con la maiuscola: di minuscole, ci basta il posteggio in città e la vacanza a ferragosto.


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