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AI CONFINI DELLA REALTA
(TWILIGHT ZONE)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 21 settembre 1991
 
di John Landis; Steven Spielberg; Joe Dante; George Miller. Con Dan Aykroyd, Vic Morrow, Bill Quinn, Scatman Crothers (Stati Uniti, 1983)
 
Film sul tema (che tira bene, come altri, guarda caso, della sottocultura cinematografica americana, il fumetto, l'avventura, la video musicale, la gadgetomania e via dicendo) del fantastico. Un prologo di qualche minuto, piuttosto riuscito, di John Landis: due amiconi canticchiano in macchina e si fanno dei quiz televisivi. Poi uno dei due chiede all'altro se vuol essere sorpreso per davvero. E quando questi gli dice di sì, eccolo trasformarsi in una specie di lupo mannaro orripilante. Struttura elementare (il sedile anteriore di un'auto), durata minima, quattro soldi. Proprio come le idee della serie televisiva alla quale Ai confini della realtà s'ispira (ne riparleremo): ed infatti ne esce il momento migliore del film. Tanto per chiarire subito le cose, Landis, che è anche l'ideatore del film, passa comunque al suo episodio vero e proprio. Dollari e grandi idee, per la ricostruzione dell'universo nazista nel quale un razzista, uscito da un bar texano, stranamente si ritrova (con una stella gialla incollata sul risvolto della giacca... ). Dalla scenografia, e dallo stile di regia truculento non nascono che soluzioni risapute.

La noia dello spettatore (dopo il soprassalto iniziale del lupo mannaro che l'aveva messo del miglior umore) sprofonda nell'immenso: è la volta di Spielberg che ci presenta qui quelle che saranno ricordate nella storia come le sue immagini peggiori (speriamo). Una scaramellata sui sogni d'infanzia per gli ospiti di una casa di riposo d'anziani, che ci riporta agli aspetti più borghesucci di E. T. e altre opere del David (sarà poi vero che metteva in scena quei giardinetti di provincia linda solo per constatarne l'anemia futuristica?).

Terzo episodio, un po' meglio. Joe Dante rifà Alice nel paese delle meraviglie. Solo che le meraviglie nascono dal potere infernale di un ragazzino tranquillo, che fa scoppiare i soliti televisori trasformandoli negli altrettanto soliti mostri animati. La vicenda non e sviluppata a fondo, ma almeno il Dante cinematografico ci prova inventando delle scenografie e creando qualche personaggio originale.

Per finire, quello che i critici hanno segnalato come il migliore e i produttori hanno infatti situato giudiziosamente al termine per svegliare gli spettatori: George Miller (l'australiano autore dei due brillantissimi MAD MAX). La storia di un viaggiatore in aereo che tutti prendono per matto perché, durante uno spaventoso temporale che arrischia di far precipitare tutti, si accorge che non sono i fulmini, ma un mostriciattolo verdognolo e capelluto sull'ala ad incendiare i motori...

Considerazioni semiserie per un film poco serio: come detto, l'idea è di riprendere per lo schermo cosiddetto grande, lo spirito di una fortunata serie televisiva, che tra gli anni sessanta e settanta, aveva presentato ai telespettatori americani più di un centinaio di episodi fantastici. Televisione e cinema di serie B: come ormai d'abitudine questi nuovi cineasti americani sono innanzitutto dei cinefili, e si nutrono di quello che passava loro il convento dieci e vent'anni fa. Spalleggiati in ciò dai novelli produttori: visto che di idee ce ne sono poche tanto vale rifarsi a quelle vecchie. Ecco quindi i remakes (Scarface, Essere o non essere), immancabilmente inferiori agli originali, ecco i rifacimenti "post-moderni" e nulli (Psycho 2) o le serie come quelle di Superman e di Rocky.

Ma cos'erano i film di serle B o quelli televisivi come quelli della serie cui s'ispirano Spielberg e compagni? Erano, prima di tutto, opere spiantate. Nelle quali l'autore doveva ingegnarsi a trovare delle soluzioni (di racconto, di linguaggio) per tenere in piedi la baracca. Non a caso, fra quel centinaio di filmetti è nato qualche piccolo capolavoro, magari naif. Firmato Jacques Tourneur, Don Siegel, Robert Parrish, eccetera. Oggi a questi nostri cinefili danno milioni di dollari, fabbriche e maestranze per creare mostri ed effetti speciali. E quelli si buttano su degli effetti sempre meno speciali. Ma di idee, di quelle che restano, non tanto nella Storia (che quella si occupa di cose più importanti), ma almeno nella mente degli spettatori, di idee poche...


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