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CRUISING Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 11 dicembre 1980
 
di William Friedkin, con Al Pacino, Karen Allen, Paul Sorvino (Stati Uniti, 1980)
 
Due delitti particolari turbano le notti del tradizionale commissario della polizia di New York: sono quelli di un maniaco criminale che uccide soltanto degli omosessuali. Al Pacino, giovane recluta della polizia, eterosessuale lui, viene spedito a fare da esca. Dovrà reperire, poi segnalare, l'assassino.

Dopo un buon inizio (Friedkin è capace di filmare, anche se i film, a cominciare dai più celebri FRENCH CONNECTION e L'ESORCISTA sono ampiamente sopravvalutati), CRUISING si rivela per quello che è. Una storia poliziesca, nemmeno originale per la ripetitività delle sue situazioni, l'approssimazione delle psicologie, che altro non è che un pretesto per mostrarci, con presunto stile documentaristico, gli ambienti gay nuovaiorchesi. Quelli dei locali più "spinti", sadomasochismo, stivali e cuoio, e caccia sessuale da cui il titolo.

Già ci sarebbe da discutere sullo stile: un documentario può essere qualsiasi, ma non "presunto". Se immaginate che tutti quei ballerini svestiti di cuoio se ne stanno immobili, in attesa del cenno del regista prima di iniziare una scena, e poi mimano furibonde estasi erotiche al cenno del nostro, per poi ricominciare con la cinepresa disposta in un altro angolo, ditemi voi di che documento si tratta. Senza dimenticare che il lato "ma guardate un po' cosa succede nei club omosessuali" è ambiguamente sottolineato dal regista, che si premura di contrapporre alla "cattiveria" della relazione omosessuale, all'aggressività degli uomini in cuoio, la pace, la serenità della relazione eterosessuale di Al Pacino con la sua ragazza. Ma non è di questo che ci interessava parlare. Piuttosto del fatto che, sul finire, il film diventa del tutto incomprensibile allo spettatore sprovvisto dì qualità divinatorie. Al Pacino scopre il vero assassino, poi più che arrestarlo sembra volerlo sedurre. Lo fa arrestare comunque. Ma c'è un ennesimo delitto, che fa dire al commissario di aver capito tutto. Non così lo spettatore: che ancora meno riuscirà a raccapezzarsi nella sequenza finale, Pacino che torna dalla sua ragazza, e questa che indossa la divisa dei "gay" col cuoio ed i chiodi. Tutta questa confusione finale ci fa credere che CRUISING voleva essere un film completamente diverso, e che Friedkin non ha potuto (perché glielo hanno tagliato) oppure saputo portare a termine. Dalle briciole del "puzzIe" che ci fanno vedere si direbbe cioè che il discorso del film doveva essere un altro. E di ben altro, diciamolo pure, interesse.

L'agente Pacino è in effetti un individuo fragile, dalla sessualità ambivalente. E la caccia alla vittima, oltre che al tradizionale rapporto aguzzino/vittima, provoca in lui un processo di identificazione. CRUISING sarebbe stato così la storia di una lunga rincorsa, quella verso un altro se stesso, un doppio. E la ragazza, indossando il travestimento della scena finale, accoglie la vera identità del protagonista, al termine della lunga e sofferta rincorsa. Ecco quindi come un film sbagliato riesca addirittura a modificare il senso di un racconto. Nelle mani di un maestro del cinema fantastico il film sarebbe stato, invece di un'opera di mediocre voyeurismo, un'occasione affascinante.


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