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APOCALYPSE NOW (2) Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 24 gennaio 1980
 
di Francis Ford Coppola, con Martin Sheen, Marlon Brando, Robert Duvall, Dennis Hopper, Frederic Forrest, Harrison Ford, Scott Glenn (Stati Uniti, 1979)
 

Cinema della dismisura, corretta e glorificata dal rigore dello stile, dalla logica dell'intelligenza e dal fascino della provocazione. Cinema americano, con ciò che sottintende d'intuitivo e d'ingenuo, di idealistico e di mercantile, di esaltante e i frustrante. Cinema americano nel senso giustamente sottolineato dal critico Jean Domarchi in Francia: rivelatore della bellezza nel senso baudelairiano di scoperta meravigliosa. Per Baudelaire è bello ciò che stupisce, ciò che cattura l'interesse grazie ad un dettaglio insolito, persino urtante, ciò che al limite può incrinare le barriere del cosiddetto "buon gusto". Ed il cinema americano possiede questo segreto, questa formula che i cineasti europei, ad esempio, hanno perso dai tempi dell'espressionismo tedesco. L' arte di captare nella vita quotidiana quel dettaglio fino ad allora sconosciuto che trasforma la realtà, e tutto ciò che questa realtà ha di triviale e di familiare in sorprendente bellezza.

APOCALYPSE NOW, visto anche in questa prospettiva tipica del cinema americano si afferma come un capolavoro esaltante. La tragica ambiguità dell'irrazionale guerriero, ma ancora più il fascino perverso della seduzione guerriera, trovano una illustrazione sontuosa ed agghiacciante nelle scene di guerra del film di Coppola. Perché il regista del PADRINO ha trasformato il Vietnam nel riflesso di quello che è uno spettacolo più vasto ed ancora, se possibile, allucinante: il nostro modo di vivere quotidiano. Il suo Vietnam non è soltanto guerra, e quindi uno stato che noi consideriamo anormale. Ma è visto come una degenerazione del nostro modo di affrontare la vita, quello dei tempi di "pace". APOCALYPSE NOW si iscrive così nel significato di tutta l'opera di Coppola: da PATTON di Schaffner (del quale Coppola scrisse la sceneggiatura), al PADRINO o alla CONVERSAZIONE i suoi film sono la storia dell'americano tranquillo e qualunque che la logica del sistema, la degenerazione del progresso e della tecnologia portano alla degenerazione morale: al crimine, alla follia. APOCALYPSE NOW è, nella sua prima parte, l'affresco grandioso e visionario di questa follia materiale, di questa degenerazione del nostro sistema esistenziale. Nella seconda, la ricerca della follia spirituale (dell'individuo sulle tracce del pensiero di Conrad) che è all'origine di quella materiale e collettiva alla quale abbiamo assistito.

La dismisura del film serve alla sua riuscita, in quanto amplifica in dimensioni forse mai toccate finora le ripercussioni emotive mosse da un uso straordinario delle leggi dello spettacolo. Lo serve ancora, per contrasto, quando il viaggio sul fiume diventa la rappresentazione di un tragitto spirituale all'interno della propria coscienza. E fallisce quando si tratta di concludere dialetticamente, con Marlon Brando, il discorso sui confini del Male; e sulle aspirazioni dell'uomo di tendere al divino. Coppola avrebbe dovuto (e forse voluto) poter "non finire" il film, giunto alle frontiere dell'indicibile. Se non lo ha fatto è anche per il condizionamento di certe regole del mezzo cinematografico che lo collocano eternamente fra gli imperativi dell'arte e quelli dello spettacolo. Quello spettacolo che di APOCALYPSE NOW costituisce al tempo stesso la molla creatrice e distruttrice.


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