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CHIARO DI DONNA
(CLAIR DE FEMME)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 1 novembre 1979
 
di Costa-Gavras, con Yves Montand, Romy Schneider, Romolo Valli, Roberto Benigni, Lila Kedrova, Heinz Bennent, Catherine Allégre (Francia, 1979)
 

Costa-Gavras, il regista di questo film dal titolo che ricorda i soufflé e le uova sbattute è un cineasta che piace. Piaceva ai tempi del suo cinema politico, dieci anni fa. Il politico a grande respiro, spettacolo per platee vaste, ritmo, azione, colore e musica. Attori celebri, ma anche denunce schiette, stile asciutto, mestiere sicuro, efficacia. Il celebre Z, sulla Grecia dei colonnelli, e le accuse di filocomunismo. E subito, La confessione, con Yves Montand sotto il torchio dei sistemi polizieschi dell'Est europeo e le accuse che diventavano di anticomunismo. Poi, sempre con la formula spettacolo-politica, l'America latina e altre contrade: con successo decrescente, perché la gente sapeva già chi fossero i cattivi fin dall'inizio, E, forse, perché nel frattempo altri denunciavano con linguaggi e relativi impegni morali diversi. Ora, Costa-Gavras tenta la strada del film intimista, quello dei sentimenti, una volta si diceva del film d'amore. Ambienti parigini, quartieri alla moda, appartamenti arredati con gusto discreto o sfacciato (a seconda dei caratteri), ma comunque da stilisti di successo, abiti di buon taglio, musiche e luci soffuse, aeroporti, autovetture di standing superiore, insomma una certa classe. Un po' Lelouch, un filo meno lezioso; un po' Sautet, un filo meno populista. Ma la patina è quella. E Costa-Gavras continua a piacere.

Cosa volete, c'è gente nata per piacere. Ed altra che sembra faccia apposta a scattivarsi gli spettatori. Fortunatamente, i produttori li hanno segnati sul libro nero: c'è per esempio Antonioni, che non gira da cinque o sei anni, quelli di Professione reporter. Sì, d'accordo, era un capolavoro: ma insomma, con quell'istrione di Jack Nicholson e quella perversa della Schneider (Maria, per carità non prendiamo per perversa la Romy, rovinandole l'immagine di marca) poteva mettere assieme qualcosa di più allegro. Oppure, Kurosawa: sarà un genio, ma in Giappone quel tipo di cinema non tira. Piace un po' agli intellettuali occidentali, ma ai giovani in blusotto del sabato sera a Tokio non gliene frega niente.

Costa-Gavras, lui piace. Intanto già ti prende un romanzo di Romain Gary, che non sarà della gran letteratura, ma insomma anche lui è uno che l'arte della seduzione la pratica da tempo con abilità. Gli ambienti sono quelli che dicevamo prima, così coloro che pagano i dieci franchi del biglietto si ritrovano subito. In quanto a coloro che non si ritrovano perché il televisore l'hanno ancora in bianco e nero, sono contenti egualmente perché il cinema è, o non è, la macchina dei sogni. Un po' di emigrati russi a Parigi, ex-nobili, in fondo ai tempi dello zar tutti parlavano francese. Fa esotico, bizzarro. Come quel personaggio di Romolo Valli, coi cani ammaestrati: insolito, poetico. Rompe il ritmo della faccenda sentimentale principale. Fa dire ai critici che l'autore ha diverse frecce nel proprio arco, che coniuga i temi, che padroneggia atmosfere e psicologie diverse. Riconducendole però sotto il denominatore comune dell'inarrestabile attrazione amore /morte, che va sempre bene.

Poi, naturalmente, Montand - Schneider. Lui con quella sua faccia stanca, addirittura a brandelli negli ultimi tempi: si vede che ha vissuto, anche ai limiti delle regole e del compromesso. Ma è uno che capisce. In quanto a lei, è l'ideale per sconvolgere le masse della domenica pomeriggio quando piove. Un po' di sesso ma al momento giusto, a letto in sottoveste e il mattino con la coppietta di cashmere. Femminile e volitiva, riuscita professionale ma trova anche il tempo per preparare la torta di mele, spensierata come una ragazzina nei boschi del weekend (il setter sguinzagliato, la Renault gialla col tetto apribile, il tè delle cinque nella locanda coll'edera sulla via del ritorno) ma tragicamente matura il lunedì mattina. Con Montand e la Schneider siete a posto, anche Antonioni e Kurosawa ce la farebbero.

Basta sapere cosa vuole la gente. Per esempio l'amore a prima vista, non dirsi niente e trovare il compagno e l'istante privilegiato, guardarsi negli occhi e risolvere tutti i problemi: dalla bolletta del gas alla trascendenza dell'anima. Il caso. In quello possiamo ben credere, tanto non costa niente. Un bel giorno uscite da un taxi, rovesciate la borsa della spesa della Romy Schneider e, mentre l'aiutate a raccogliere i pomodori, la guardate negli occhi. Uno sguardo intenso, due disperazioni, due speranze, ed il gioco è fatto. Anche per lei, che se ne stava chiusa tutto il giorno in casa, con un disco di flauto peruviano (ideale, per sollevare il morale) sul giradischi. Una abituata a scegliersi una strada e a seguirla fino in fondo. Tant'è che gira attorno all'Arco di Trionfo contromano e s'infila con la macchina nei sensi unici per farvelo capire.

Sono bravi Costa-Gavras, Montand e la Schneider? Ma cosa vuol dire esser bravi? Darsi la replica, mettersi in valore a vicenda, porgere la battuta che permetta all'altro di rispondere con bell'effetto? Fare in modo che lo spettatore trovi lei un po' ingrassata dall'ultima volta, lui con l'azzurro della camicia e l'impermeabile sdrucito che lo ringiovaniscono ? Amore, passione, morte e dolore: che meraviglia sfiorare tutti questi temi con la disinvoltura di Costa-Gavras quando dirige Schneider e Montand.


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