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AMANTI PERDUTI
(LES ENFANTS DU PARADIS)
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  Stampa questa scheda Data della recensione: 2 ottobre 1975
 
di Marcel Carné, con Arletty, Jean-Louis Barrault, Pierre Brasseur, Maria Casarès (ottenibile in DVD, streaming, VOD,ecc.) (Francia, 1945)
 

Malgrado i dubbi che si sono avanzati in seguito sull'opera di Marcel Carné, e ormai difficile non considerare un capolavoro questo celebre film girato fra il 1943 e il 1945. Perché ha resistito prodigiosamente al passare del tempo, giudice implacabile in queste cose, conservando appieno il suo fascino ed il suo potere di attrazione sul pubblico.


E' noto che, cosi come per il binomio De Sica - Zavattini, si è detto che il merito nella creazione delle grandi opere del regista (QUAI DES BRUMES, LE JOUR SE LEVE, LES VISITEURS DU SOIR) andava in gran parte a chi scriveva il film, più a chi che lo girava. E che, una volta abbandonato dal grande poeta Jaques Prévert, Carné (cosi come De Sica senza Zavattini) era scivolato nell'anonimato dei dignitosi illustratori di storie.


LES ENFANTS DU PARADIS, che è il momento più alto della collaborazione fra Carné e Prévert, sottolinea ancor oggi, specialmente oggi, la straordinaria personalità del poeta francese. Il film, che dietro al pretesto di rendere omaggio ad uno dei più celebri mimi francesi, è uno dei maggiori omaggi che il cinema abbia reso al teatro, si regge su una costruzione impeccabile come sceneggiatura, e su dei dialoghi dalla portentosa freschezza che il tempo non ha nemmeno scalfito. I personaggi maschili che ruotano attorno alla celebre Garance interpretata da Arletty costruiscono, sul tema della gelosia, un mosaico perfetto di caratteri, in una vicenda sapientemente congeniata. E celebri attori come Barrault, Brasseur, la stessa Arletty, riescono a comporre, su una trama cosi nitidamente tesa, dei caratteri esemplari, nei quali realismo e poesia si fondono come raramente, in seguito, nelle loro carriere.


Se la costruzione, il clima poetico del film, sono dettate dall'arte di Prévert bisogna però riconoscere a Carné di aver saputo inserire tutto questo in uno sfondo splendido, senza il quale non si avrebbe del cinema. Ma del teatro, o della letteratura.


Nelle ricostruzioni, ormai da antologia, del Théâtre des Funambules e del Boulevard du Crime, nella semplicità degli esterni interamente ricostruiti in studio, e resi senza nessuna di quelle affettazioni espressionistiche (ad esempio nell'illuminazione) allora di moda, nell'intelligenza composta dei movimenti di macchina, Carné ha esattamente ritrascritto in termini di cinema, la poesia di Prèvert.


Si pensi, ad esempio, alle sapienti inquadrature sui movimenti della folla per le strade, alle scene girate, dietro le quinte dei teatri alle immagini degli spettatori in loggione, "In Paradiso" appaunto. A quell'istante di esemplare intuizione registica nel quale lo sguardo dei due protagonisti sulla scena, Barrault e la Casarès cade sull'altro, complice, di Arletty e Brasseur, posti dietro le quinte. Con una semplice successione di immagini, di rinvii di sguardi captati dall'occhio del cinema, il regista sublima in un istante tutto il significato morale del film. La fusione cioè del teatro inteso come, finzione e spettacolo, con quell'altro teatro, quello della vita, della realtà.


   Il film in Internet (Google)

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