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PALOMBELLA ROSSA Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 21 dicembre 1989
 
di Nanni Moretti, con N. M., Silvio Orlando, Mariella Valentini, Asia Argento (Italia, 1989)
 
Nanni Moretti
Una palombella, nel linguaggio della pallanuoto, è come il pallonetto del gioco del calcio: un tiro molle da parte di un attaccante, a parabola, che va ad insaccarsi beffardamente alle spalle del portiere, dopo averlo scavalcato. È il risultato di un gioco d'astuzia, la vittoria dell'intelligenza nei confronti della forza.

PALOMBELLA ROSSA è un film astuto, come tutti i film comici di Nanni Moretti. È un film intelligente, come pochi nel cinema italiano del decennio che sta per concludersi. Per raccontare una storia di palombelle, Moretti ha quindi bisogno di una piscina. La sua, decorata di azzurro come certi graffiti degli anni cinquanta, è come una scena di teatro. O, meglio, come il divano dello psicanalista. Perché serve all'autore per confessare le sue tre ragioni di vita: pallanuoto, comunismo e cinema.

La piscina, dalla quale l'azione principale del film non si allontana mai, gli garantisce l'unità di luogo. E la partita di pallanuoto (lunga, come una confessione, inizia con il sole ed una decina di spettatori, per terminare a notte fonda, con le tribune gremite) quella di tempo. Sono due unità essenziali, perché servono a reggere l'intera costruzione di un film altrimenti disintegrato: in tanti spezzoni di memoria, faticosamente riacquistati da parte di un protagonista inizialmente smemorato, proprio come in un processo di ricomposizione psicoanalitica.

PALOMBELLA ROSSA incomincia allora a scindersi in tutti questi momenti. O, se preferite, a fondersi in un'idea di film: diventa l'occasione di una specie di bilancio espressivo da parte di un cineasta ormai maturo. Di una revisione politica da parte di un militante di un partito alla svolta storica che tutti sappiamo. Di un regolamento dei conti nei confronti di molti aspetti della società contemporanea. E del canto del cigno di uno sportivo, poiché la cronaca della partita, con la sua evidente fisicità, rimane pur sempre l'asse portante della progressione del film.

Ma i silenzi (che assieme alle cacofonie, tipiche delle tirate morettiane, scandiscono i ritmi della pellicola), o le musiche (introdotte inaspettatamente, con sorprendenti risultati stranianti) abbandonano regolarmente gli atleti immersi nel loro acquario. Nasce così una prima dimensione astratta, che sembra elevarsi sopra ai nuotatori, far corpo con la proiezione di un mitico DOTTOR ZIVAGO che avviene sul televisore del bar: in quella che rimarrà sicuramente come una sequenza memorabile, l'intera piscina, giocatori, spettatori si estraniano dalla mischia, per avvicinarsi al piccolo schermo e partecipare - in un commovente quanto esilarante momento espressivo - alla celebre sequenza di Omar Sharif sul tram, che intravede per un istante Julie Christie sul marciapiedi, senza riuscire a farsi riconoscere.

Il gioco dei ricordi è ormai aperto: ed ecco allora - man mano che la memoria ritorna - quelli più teneri e remoti dell'infanzia (i primi bagni di un bambino che avrebbe scelto volentieri "qualsiasi altro tipo di sport"), della militanza (i primi superotto di Moretti), fino a quelli recentissimi di un'emissione di Tribuna Libera, alla quale il deputato Moretti aveva partecipato. Ecco irrompere personaggi ed aspetti del costume contemporaneo, impietosamente dettagliati dall'ira tragicomica di Moretti: il giornalismo politico da rotocalco, i guru pseudofilosofici, l'integrismo cattolico e, naturalmente, il marxismo in crisi.

Come un mosaico - volutamente ostico, aggressivo nel suo rifiuto della linearità di racconto - PALOMBELLA ROSSA si ricostuisce con allora con sapiente lucidità. L'originalità di questo itinerario dall'amnesia alla presa di coscienza è tutta nella forza della costruzione del film: dalla precisione che sembra ricordare il rigore di Rosi, alla grazia felliniana di rendere immateriale la realtà, dall'assurdo grafismo dei gesti alla Buster Keaton al verbo graffiante, così aderente agli umori del nostro tempo, che ricorda quello di di Woody Allen.

Fellini, Keaton, Allen erano dei nomi che ricorrevano fin dai tempi di ECCE BOMBO: ma mai, come in questo PALOMBELLA ROSSA, Moretti era riuscito a tradurre non solo la sua vena satirica, ma il suo sguardo morale - fortemente voluto - in una visione al tempo stesso lucida, ironica ed accorata. Con la smorfia scettica, con il grottesco sberleffo del protagonista - bimbo che splendidamente conclude il film, noi sappiamo allora che, assieme a quello dei ripensamenti, per il quarantaseienne Nanni Moretti è giunto il tempo dei capolavori.


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