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PADRE NUESTRO Film con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggioFilm con lo stesso punteggio
  Stampa questa scheda Data della recensione: 19 giugno 1986
 
di Francisco Regueiro, con Fernando Rey, Francisco Rabal, Victoria Abril (Spagna, 1985)
 
Un cardinale bon viveur, d'origine catalana, apprende che non gli resta che un anno di vita. Dopo un colloquio col Papa, è l'inizio del film, ne apprendiamo (noi spettatori: il Papa sa già tutto, come di dovere) di belle sul suo conto. Che è proprietario di una vigna favolosa, dalla quale proviene tutto il vino usato dalla Chiesa, che ha un fratello medico afflitto da problemi sessuali, una madre autoritaria e, soprattutto, una figlia avuta da una domestica vent'anni prima. Una figlia, come non bastasse, divenuta puttana per dispetto, e col nome nemmeno allusivo di La Cardinala... Gli spagnoli, con la religione, intrattengono un rapporto particolare: e non occorre citare il primo che viene alla mente raccontando Padre Nuestro, Luis Buñuel, per ricordare gli aspetti profani, oltre a quelli sacri, che nutrono quel rapporto.

La morte, la religione, il sesso ed il senso di colpa: Regueiro, come il grande autore di Tristana bazzica a meraviglia in quel gioco perverso nel quale si affrontano le leggi e le loro trasgressioni i desideri e la loro proibizione. Ed è proprio la perversione, intesa in senso positivo, come rimessa in causa di uno schema logico, morale, risaputo la molla che fa scattare molta creatività spagnola. Intriso di una volontà costante di umorismo sovversivo, Padre Nuestro accumula le occasioni perverse: basti pensare alle sequenze nelle quali il cardinale insegna al fratello i vari sistemi per ovviare ai suoi precoci entusiasmi. Insegnamenti indispensabili, poiché il nostro prelato desidera dargli in moglie La Cardinala; non senza averla prima battezzata. Un film è fatto d'immagini: quelle di Regueiro nascono da un soggetto fin troppo ricco d'impulsi romanzati (nessuna meraviglia, visto la sua origine di scrittore e pittore). Ma si realizza anche al momento della nascita delle immagini: e quelle di Padre Nuestro si affrettano a neutralizzare la carica esplosiva che stava nelle intenzioni. Non che non siano belle, curate ed educate: semplicemente non sono coerenti. Talora accademiche, nella ripresa degli esterni, talora rigorose, nei colloqui tra i personaggi, e ancora espressionistiche, chissà perché, quando si tratta di mostrare il mondo nuovo, eventualmente corrotto, della figlia.

Conseguenza di questa incertezza espressiva diventa fatalmente una confusione ideologica: quella che si poteva supporre una meditazione Buñueliana (i buoni propositi, la religiosità teorica che si tramuta in cattiva maestra di vita, in fonte di disgrazie e ingiustizie) si trasforma in una serie di semplici contraddizioni. E a farne le spese non è tanto il protagonista, alle prese con una tutto sommata commovente resa dei conti; quanto i personaggi che gli stanno attorno. Così il medico, la madre, la domestica, la figlia da elementi drammatici potenzialmente fin troppo forti diventano pure e semplici macchiette. E buon per Regueiro di aver trovato tre grandi attori: Fernando Rey di Buñueliana memoria come cardinale, Francisco Rabal come medico ateo con tentazioni religiose, e la splendida Victoria Abril come Dio l'ha fatta, rendono Padre Nuestro, malgrado tutto, perfettamente godibile.


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