ZOO DI VETRO (THE GLASS MENAGERIE)

di Paul Newman, con Joanne Woodward, Karen Allen, John Malkovitch

Tra le opere della moderna drammaturgia americana, quelle di Tennessee Williams hanno incontrato la dimensione cinematografica con frequenza e felicità: registi come Kazan (UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO, BABY DOLL), Brooks (LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA, LA DOLCE ALA DELLA GIOVINEZZA) Mankiewicz (IMPROVVISAMENTE, L’ESTATE SCORSA), attori come Marlon Brando, Paul Newman, Elisabeth Taylor, Vivien Leigh, Carroll Baker, Montgomery Clift hanno impresso per sempre nella nostra memoria un’iconografia che già sconfina nel mito.
A questo tipo di cinema non apparterrà mai questo ZOO DI VETRO: nato, con ogni probabilità, al solo scopo di fissare per sempre su pellicola la prestazione teatrale della moglie di Newman, la brava Joanne Woodward. Non che sia fatto male, tutt’altro: ma la perfezione glaciale delle riprese, il rispetto professionalmente ineccepibile delle regole, conducono ad un’anonimato, entro il quale l’emozione stenta terribilmente a farsi luce.
Quello che affiora, al contrario, è il carattere datato e il testo ingombrante di un autore che oggi è difficile da proporre cosi, senza filtri: che siano magici o anche semplicemente culturali.

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