VIAGGIO IN ITALIA

di Roberto Rossellini, con Ingrid Bergman, George Sanders, Maria Mauban, Anna Proclemer

Una delle opere-chiave del secondo periodo rosselliniano, quello che s’inizia con STROMBOLI.

Il regista, dopo aver constatato nella prima parte della propria carriera, la situazione di un’epoca e di una società (Roma città aperta, Paisà) si rivolge ora ai problemi dell’uomo o, meglio, della coppia; precedendo in questo senso registi come Antonioni o Ingmar Bergman, ed influenzando con questo periodo gran parte dei registi dell’allora nascente Novelle Vague francese. L’altra grande svolta del viaggio di Rossellini sarà il GENERALE DELLA ROVERE, col quale si iniziano i film storico-didattici del regista.

In VIAGGIO IN ITALIA, che risale al 1953, l’analisi del dramma di una coppia di sposi, della loro “incomunicabilità” come si dirà più tardi a proposito di Antonioni, avviene attraverso una integrazione di questo dramma nella natura circostante. Che è quella, particolarmente drammaticizzata, del Napoletano e di Pompei. È nella partecipazione divorante di questo passaggio, nella immagine celebre dei suoi corpi abbracciati e carbonizzati di Pompei, che l’intimo dei personaggi viene rivelato, viene portato alla superficie, evidenziato in modo ancora inedito nella storia del cinema.

Al termine di questo periodo di rivelazione è posta la celebre sequenza della folla attorno al miracolato, che fisicamente separa i due protagonisti, provocando in essi, finalmente, una presa di coscienza sulla loro situazione, e sul valore che questa situazione rappresenta per la loro esistenza.

VIAGGIO IN ITALIA è quindi un vero viaggio nel segreto dell’uomo, alla ricerca delle motivazioni più intime. Il cinema, mezzo di visione realistica per eccellenza, compie il miracolo di mostrare i sentimenti, d’esteriorizzare certi valori che sino ad allora soltanto altri mezzi artistici erano riusciti a evidenziare.

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