UNA COMMEDIA SEXY IN UNA NOTTE Dl MEZZ’ESTATE (A midsummer night’s sex comedy)

di Woody Allen, con Woody Allen, Mia Farrow, José Ferrer

“Girato prima del recente Zelig e apparso in Europa alla Mostra di Venezia dell’anno scorso, il penultimo film di Woody Allen compare solo ora sui nostri schermi, confinato ad un’unica proiezione giornaliera e probabilmente cantonale. Non chiedetemene la ragione: poiché è uno dei film più compiuti e ispirati, in poche parole più grande, del più grande fra i comici di cinema viventi. (A meno che sia proprio il cinema stesso a vivere sempre un po’ di meno…). Nel personaggio, certamente straordinario, Woody Allen convivono due individui: il comico ebreo nuovaiorchese, e l’autore cinematografico. Al primo appartengono i film dell’inizio (come Prendi i soldi e scappa, Bananas o Love and Death): un patrimonio straripante di trovate comiche, più verbali che visive, in parte guastato da un’immaturità registica. Al secondo Woody Allen, quello che vuol provare di essere anche uomo di cinema, L’interessante Interiors, il discutibile Manhattan e l’incerto Stardust Memories.
Malgrado l’accoglienza non sempre convinta che pubblico e critica hanno riservato a questa Una commedia sexy In una notte di mezz’estate è difficile non riconoscere qui, come in Annie Hall e nel recente Zelig, i risultati più alti di tutto il suo cinema. Per una ragione molto semplice: che tutta la comicità del personaggio, il suo nonsenso salutare, la sua ironia e il suo aggancio critico al modo di vivere della nostra epoca, ma anche tutta la sua fragilità, la sua tenerezza e la sua melanconia, si trovano inseriti in un racconto compiuto. In un intrigo, in una finzione, che completa e significa perfettamente la molteplicità degli attributi del personaggio.
In quattro parole, ecco la storia di A midsummer comedy: agli inizi del secolo, in una casa di campagna, Adrian e Andrew rincorrono i propri fantasmi, e la propria realtà quotidiana, amorosa e sessuale. Con la complicità delle notti estive, tre coppie si rincorrono e s’intrecciano. Un marivaudage più di testa o di cuore che di senso. Ma che finirà col riconciliare i protagonisti sia con il piacere che con l’amore.
In due parole, il film è ancora più semplice: l’incontro fra un vecchio professore (José Ferrer), che non crede nelle cose dello spirito e un inventore della domenica – altrimenti affarista a Wall Street – che invece insegue i fantasmi fino a renderli evidenti.
Allen ha costruito il suo film su quella contraddizione: il visibile e il non visibile che diventano eguali al desiderio e all’amore. In una natura filmata con grande intuito e sensualità, in una architettura rurale che ricorda quella dei vecchi Griffith, nell’eco inevitabile della musica di Mendelssohn, le schermaglie incrociate dei personaggi, il loro cruciverba amoroso diventa una continua rimessa in questione della realtà (quella del vecchio professore) e della fantasia (quella ovviamente di Woody Allen).
In questo contesto s’inserisce, naturalmente, L’arte comica di Allen. “A letto le cose vanno male, ma in compenso comincio a volare”, dice infilandosi le ali da pipistrello il protagonista, prima di finire inevitabilmente nello stagno. Seguendo la lezione di tutto il grande cinema comico, la gag viene a interrompere l’enunciazione, la serietà. Allen crea un universo fatto di grazia e di nostalgia: ma appena l’atmosfera arrischia di diventare pedante e risaputa egli introduce l’elemento comico dissacrante, il personaggio anacronistico che rimette in questione la delicatezza ma anche la futilità dell’argomento trattato. Certo, non tutto quadra alla perfezione nel film. Ma come esigere la perfezione da questo genere di divagazione che nasce proprio dalla rottura di un’idea di perfezione?
Si buttano i nomi di Shakespeare, di Cecov, di Marivaud o di Mozart a proposito di queste esercitazioni apparentemente leggere, ma che in effetti hanno lasciato talvolta ricordi artistici tra i più alti dei loro autori. E chi li usa parlando del cineasta arrischia, o si compiace, di distruggere. Limitiamoci quindi a notare l’innocenza di Una commedia, la felicità del gioco dei personaggi e della natura, l’intelligenza di un finale che basterebbe a racchiudere tutta l’idea dell’opera. Con in aggiunta l’ironia del comico Allen, avrete un prodotto come il mercato dell’immagine offre purtroppo sempre più raramente.”

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