IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 (THE DEVIL WEARS PRADA 2)



Superman è l’uomo qualunque, il giornalista occhialuto, timido e goffo, che diventa onnipotente. Punisce il male e predica il bene, arresta le pallottole e i treni e vince, persino, la morte.
Questa è la consolazione, con in premio l’ambizione maggiore, quella di librarsi in volo, che i veri onnipotenti, quelli che tirano i fili, quelli che hanno 36 milioni di dollari per fare un film (e 3 a Marlon Brando per un intervento di pochi minuti) , offrono ai comuni mortali. Quando le cose vanno malino: oggi come nel 1938, quando comparve il primo Superman in fumetto, c’era la crisi economica, otto milioni di disoccupati negli Stati Uniti, che Roosevelt non era riuscito a miracolare.
Superman inizia nel pianeta Kripton, origine della forza portentosa del protagonista: i trentasei milioni ci valgono malgrado tutto un buon numero di effetti speciali, tutti di alta professionalità. Un cast terrificante tanto è sontuoso. Poi, il bimbo viene sulla Terra: raccolto in campagna, gli autori del film ci regalano ancora una decina di minuti di pittura iperrealista, una splendida fotografia che riesce a far sognare. Delle apparizioni referenziali, come quel Terence Stamp.
Ma il sogno, la magia scompaiono proprio quando dovrebbero esserci, e cioè quando Superman si mette a volare. Ammiriamo il suo coraggio, che è quello di farsi trainare appeso pei calzoni, attaccato ad una gru o ad un elicottero a cento metri di altezza. Ma il giocattolo, quello meraviglioso tipo Guerre stellari non funziona: e così questo spaccone, con aria da Messia, e forse anche un po’ reazionario, finisce per indispettirci. Peccato. Non tanto per i milioni, che nel frattempo i produttori hanno già largamente recuperato.













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