IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 (THE DEVIL WEARS PRADA 2)



Essere turca, sposata ad un turco ed andare ad abitare ad Amburgo: non è uno scioglilingua, ma la storia di una doppia segregazione. Quella di Turna, che il marito è andato a cercare al paese, per portarla in Germania, dove lavora: e per rinchiuderla in un appartamento. Quaranta metri quadri di Germania, come dice il titolo, nei quali vivrà – si fa per dire – la donna. Ed il film. Sola, coi propri gesti, coi propri silenzi: isolata dall’esterno – intravisto soltanto da una finestra -, protetta da quella che il marito considera la corruzione del mondo occidentale. Ma sottomessa, ovviamente, ai desideri frettolosamente soddisfatti di Dursun…
Una prigione nella prigione: passo dopo passo, meticoloso ed attento come la sua protagonista, il giovane regista costruisce la sua ragnatela. Fino al dramma finale. È un cinema rigoroso, un attimo miserabilista: ma attento a costruire, mattone su mattone, con l’attenzione di uno sguardo che non può che essere cinematografico. Una lezione, modesta ed efficace al tempo stesso: l’altra faccia del cinema, che non è detto non sia la più preziosa.













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