IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 (THE DEVIL WEARS PRADA 2)



Anche se si tratta banalmente di maratone di danza, o degli anni Trenta poco ruggenti è la dignità dell’individuo ad essere in gioco. Con i soliti poveri cristi, costretti nel microcosmo della sala da ballo a piegarsi al gioco crudele di coloro che detengono il potere: anche quello infimo, di un microfono e di un premio che serva a campare un paio di settimane in più.
Sidney Pollack mette in risalto magnificamente gli attori e sfrutta splendidamente la vertiginosa energia degli interni del celebre Aragon Ballroom californiano; ma è soprattutto a livello di sceneggiatura che riesce ad esprimere il meglio di sé stesso. E’ nella ideologia del film che riesce ad infondere una carica di denuncia e di rivolta che erano caratteristiche di un certo cinema americano (anche quello degli anni trenta, o quaranta); e che sembrava ormai perso tra le pieghe del mestiere hollywoodiano. Ed è proprio questo nuovo fervore, più che le qualità espressive del film (a volte fin troppo costruito e compiaciuto), che costituisce la nota di merito non solo dell’opera di Pollack ma di tutto un nuovo cinema americano, vivace e polemico. In un periodo nel quale quasi tutte le scuole cinematografiche sembrano ripiegarsi su loro stesse, in ripensamenti stanchi.













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