MR. CROCODILE DUNDEE 2 (CROCODILE DUNDEE 2)

di John Cornell, con Paul Hogan, Linda Kozlowski

63 milioni di dollari in tre settimane: torna Paul Hogan, l’Indiana Jones australiano, (nonché anima fortunata dell’impresa, in quanto sceneggiatore e produttore, oltre che protagonista) ed è subito record d’incassi USA.
Le ragioni del successo strepitoso del biondo Tarzan/Mandrake sono forse più interessanti da analizzare dei suoi relativi meriti cinematografici: dopo aver compiuto il tragitto Australia – New York nel primo episodio, qui l’itinerario s’inverte. Per sopravvivere, per vincere contro il Male, per liberarsi dei cattivi (trafficanti di droga) Hogan deve tornare nella natura selvaggia, fra aborigeni ed animali supposti feroci, coi quali intrattiene un rapporto magico e comunque sereno.
Nullo e scontato nelle scene girate in città, CROCODILE DUNDEE trova una sua ragione d’esistere (fra ironia ed ecologia) quando si sposta nella giungla: ed i giovani spettatori in sala, ormai saturi di smanettate metropolitane e sghitarrate elettroniche, sembrano estasiarsi fra pipistrelli e coccodrilli amici.
Me Tarzan, you Jane: flussi e riflussi che avrebbero fatto felici i nonni di quegli stessi spettatori.

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