IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 (THE DEVIL WEARS PRADA 2)



Quella di Aleksej Sokurov è la grande personalità rivelata dal disgelo gorbacioviano. LA VOCE SOLITARIA DELL’UOMO (1978) , tratto da una novella di Platonov alla quale s’ispirerà anche il Konchalovski dell’esperienza americana di MARIA’S LOVERS è un film di diploma girato per una somma irrisoria, ma che contiene elementi estremamente rivelatori ed affascinanti. Tacciato di “pornografico” al suo apparire dal potere sovietico a Leningrado e vittima per anni di ogni sorta angherie (il regista fini per nascondere la pellicola sotto il proprio letto…) dovrà attendere dieci anni prima di essere distribuito. È un film semplice (la deliziosa, lunga sequenza del matrimonio, il pudore istintivo degli attori, i lunghi silenzi) e complesso al tempo stesso. LA VOCE SOLITARIA svela non soltanto certi riferimenti al misticismo di Tarkovski o una forte sensualità nella vicinanza alla natura, al mondo della materia, dei suoni. Ma soprattutto quel desiderio di rivalutazione della grande eredità cinematografica sovietica, il cui oblio è per Sokurov il primo segno della corruzione e della decadenza.
“Il sentimentalismo commerciale ha distrutto il nostro cinema, come quello degli altri: ma i nostri intrighi politici e polizieschi hanno soppiantato le preoccupazioni estetiche”. È un po’ la chiave di lettura del film: tutto il cinema di Sokurov è teso alla rivalutazione di questo legame con la grande lezione degli anni Venti, quelli di Eisenstein o di Kozintzev: “Poiché siamo vivi, o piuttosto poiché siamo riusciti a sopravvivere, possiamo ancora fare molto: il potenziale emotivo della Russia è inesauribile”.













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