LA LEGGE DEL DESIDERIO (LA LEY DEL DESEO)

di Pedro Almodóvar, con Eusebio Poncela, Carmen Maura, Antonio Banderas, Miguel Molina, Bibi Andersen, Augustin Almodóvar, Pedro Almodóvar

Trentanovenne figlio della “movida” madrilena (qualcosa fra il punk e l’underground), autodidatta a colpi di superotto e romanzi-porno, attore e persino cantante sulle tracce di Prince, Pedro Almodovar è uno di quei personaggi da prendere con le molle.

Poco a poco (dev’essere ormai al suo quinto o sesto lungometraggio) il suo cinema si fa luce nei festival, nelle sale specializzate, ed ora sui nostri schermi, notoriamente poco inclini agli sperimentalismi. Senza smorzare i toni, irritando o divertendo, tracciando nel bene o nel male (ma con quale faccia distinguere questi valori nel calderone audiovisivo dei nostri tempi ?) una sua strada discutibile ma certamente non anonima.

Che Almodovar (l’opera del quale, ad eccezione di MATADOR, resta tutta da scoprire) persista nel ruolo di provocatore è indubbio. Basta dare un’occhiata alla sinossi di LA LEGGE DEL DESIDERIO: Pablo, regista di successo, seduce due ragazzi, Juan il puro e Antonio il perverso. Geloso, il secondo uccide il primo. Mentre Pablo abita con la sorella, Tina, transessuale in seguito ad un’operazione chirurgica, sopportata in giovane età per soddisfare i desideri del padre incestuoso…

Che accanto a questa volontà di provocazione coesista la possibilità di salire un gradino sulla scala delle esigenze artistiche è un’altra cosa (anche se qualcuno, in Spagna, si è affrettato a scoprire un nuovo Bunuel). A tratti Almodovar riesce a distaccarsi dal suo oggetto (non necessariamente di desiderio, visto che finora era considerato uno specialista di ritratti femminili…), a calcare le tinte anche espressive per far opera di dissacrazione, sovversione, umorismo. Per poi cadere nel tranello, sinceramente rifritto fino alla noia, dell’Amore e Morte, sulle vie della Passione che tutto sublima e via dicendo.

Talvolta parte da premesse acute, come quella del miscasting, l’arte di scegliere volutamente a rovescio gli attori in funzione dei personaggi: qui Carmen Maura, attrice-feticcio del regista, appare nelle vesti del fratello transessuale. Mentre Bibi Anderson, il travestito piu’ noto di Spagna è impiegato paradossalmente in quello della madre della ragazzina che vive con il travestito. Altre volte, sembra perdersi in molti compiacimenti: in un verismo sfrontato anche se curioso, che non sempre riesce a farsi lirismo. Quasi che al nostro provocatore mancasse il coraggio -magari espressivo- per lasciarsi andare completamente a quel delirio creativo che non puo’ nascere soltanto dal soggetto. E che da sempre è stato componente determinante dei discorsi di Spagna.

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