Ironweed (Ironwee)

di Hector Babenco, con Jack Nicholson, Merryl Streep, Carroll Baker, Diane Venora, Tom Waits

Il brasiliano Babenco (rivelatosi a Locarno con PIXOTE) è un buon cineasta. Ma non ancora un grande: così scrivevamo, ci si perdoni l’autocitazione, parlando del suo secondo film, IL BACIO DELLA DONNA RAGNO. Successo internazionale, ed Oscar per l’interpretazione a William Hurt: ma, si diceva, cinema tutto preso dalla fascinazione dell’evocazione parlata. E non tanto, malgrado lo sforzo evidente dell’autore, di quella delle immagini. Ahimè, questo IRONWEED sembra confermare ogni dubbio: e Nicholson a la Streep – contrariamente a quanto succedeva a William Hurt- vanno in barca col regista.
Il quale ha già messo le mani avanti: mai più – così va dicendo – negli USA. In effetti, il grosso problema di questo melodramma ambientato ad Atlanta nel l938 (con i due celebri – ed un filo gigioni – superdivi nei panni di due barboni alcolizzati d’estrazione buona-famiglia) sembra proprio essere nell’impossibilità di una osmosi: quella fra l’autore brasiliano ed il sistema di produzione nordamericano. Non si spiegherebbe altrimenti la quasi assoluta improbabilità di tutta la faccenda: non solo per quanto riguarda i personaggi (mai un secondo, durante le interminabili due ore e mezza del film, dimentichiamo di avere davanti agli occhi i signori Merryl Streep e Jack Nicholson, di professione star cinematografiche). Ma, ancor più, in quella che determina la riuscita o meno di un film,la sua coerenza – e quindi la sua credibilità – espressiva.

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