I FAVORITI DELLA LUNA (LES FAVORIS DE LA LUNE)

di Otar Iosseliani, con Pacal Aubier, Alix de Montaigu, Peter Cloos

Ci sono infinite chiavi di lettura per questo film insolito, semplicissimo ed al tempo stesso ammirevolmente complesso. La sua semplicità, appunto. Non una storia, ma cento piccoli avvenimenti. Un modo di guardare la gente semplice, un modo di guardare i personaggi emarginati, un modo di guardare Parigi vivere: questo regista georgiano, autore di pochi ed ammirevoli lavori (La caduta delle foglie, C’era una volta un merlo canterino, Pastorale) ritrova tutta la grazia di un cinema scomparso, quello francese degli anni Trenta e Quaranta.

La sua complessità:: LES FAVORIS DE LA LUNE più che ad un film assomiglia ad una frase musicale, ad una fuga nella quale i motivi si seguono, si sovrappongono, si dimenticano, si ritrovano ordinati da una logica armonica. I personaggi, saranno cinquanta, gli avvenimenti, ancor in maggior numero, non s’impongono mai: si coniugano sul filo di una casualità spesso imprevedibile, andando a formare una trama di osservazioni che compone il quotidiano. Un intreccio che la sceneggiatura dapprima, la regìa in seguito sviluppano con un virtuosismo stupefacente.

Un esercizio di stile, quindi? Per niente: poiché la visione di Ioseliani è costantemente scanzonata, la meccanica perfetta che guida il suo discorso non è mai distaccata da un’osservazione umile, umanissima dei personaggi. Una filosofia di vita? Certo, chi conosce l’opera precedente è tentato di risolvere tutto in nome della gioia di vivere, di quell’edonismo affettuoso che l’autore impiega per giustificare i suoi ladruncoli. Ma Les favoris de la lune è lungi dall’essere un film panteista: addirittura, in questa sua osservazione del nostro tempo c’è rassegnazione la constatazione, anche se serena, che esiste un’ineluttabile scadenza degli avvenimenti. Sotto l’apparente leggerezza dello stile traspare in continuità una diffidenza, quasi un’amarezza che trasforma il gioco lezioso in osservazione sociale, quasi morale.
Constatazione socio-politica, allora? O, come dice la frase di Shakespeare che Ioseliani cita in epigrafe. “Perché chiamarci ladri? Noi che siamo i guardiani del corpo di Diana nelle foreste, i cavalieri delle tenebre, i favoriti della luna,.. “Nemmeno: perché, al contrario del celebre Pickpocket di Bresson, Les favoris de la lune non è un film sul gesto di rubare. Piuttosto, sull’oggetto. Che viene posseduto, che viene rubato. Che segna l’unica traccia tangibile del film: un servizio da tavola del Settecento, un nudo dell’Ottocento che vediamo passare di mano in mano, deteriorandosi, nel corso del film. E che detta gli incontri fra i personaggi.

Film dell’osservazione realista del sociale, film dell’esaltazione dell’effimero, film che da queste contraddizioni trova la sua grazia e la sua giustificazione, I FAVORITI DELLA LUNA sfugge alle descrizioni alle classificazioni perché possiede il segreto della libertà, della fantasia, dell’imprevedibilità. In breve, della poesia.


There are endless keys to reading this unusual, very simple and at the same time admirably complex film. Its simplicity, indeed. Not one story, but a hundred small events. A way of looking at simple people, a way of looking at marginalized characters, a way of looking at Paris living: this Georgian director, author of a few admirable works (The Fall of Leaves, Once Upon a Time There Was a Singing Blackbird, Pastoral) rediscovers all the grace of a vanished cinema, the French cinema of the 1930s and 1940s.

Its complexity:: LES FAVORIS DE LA LUNE more than a film resembles a musical phrase, a fugue in which motifs follow each other, overlap, forget each other, find themselves ordered by a harmonic logic. The characters, will be fifty, the events, even more in number, never impose themselves: they combine on the thread of an often unpredictable randomness, going to form a plot of observations that composes the everyday. A plot that the screenplay at first, the direction later develop with astonishing virtuosity.

An exercise in style, then? Not at all: for Ioseliani’s vision is constantly lighthearted, the perfect mechanics that guide his discourse are never detached from a humble, very human observation of the characters. A philosophy of life? Certainly, those familiar with the earlier work are tempted to sort it all out in the name of joie de vivre, of that affectionate hedonism that the author employs to justify his petty thievery. But Les favoris de la lune is far from being a pantheistic film: even, in its observation of our time there is resignation the realization, however serene, that there is an inescapable expiration of events. Underneath the apparent lightness of style there continuously shines through a diffidence, almost a bitterness that transforms the leery game into social, almost moral observation.
Socio-political observation, then? Or, as Shakespeare’s line that Ioseliani quotes in the epigraph puts it. “Why call us thieves? We who are the guardians of Diana’s body in the forests, the knights of darkness, the favorites of the moon,. “Not even: because, unlike Bresson’s famous Pickpocket, Les favoris de la lune is not a film about the act of stealing. Rather, about the object. Which is possessed, which is stolen. Which marks the only tangible trace in the film: an eighteenth-century table service, a nineteenth-century nude that we see pass from hand to hand, deteriorating, over the course of the film. And which dictates the encounters between the characters.

A film of the realist observation of the social, a film of the exaltation of the ephemeral, a film that finds its grace and justification from these contradictions, THE FAVORITES OF THE MOON eludes descriptions to classifications because it possesses the secret of freedom, of fantasy, of unpredictability. In short, of poetry.

 

Iscriviti alla newsletter

I film del momento

Tutti i film

In questo sito sono attivi solo i cookie tecnici necessari per il funzionamento delle pagine. Non viene effettuata nessuna profilazione, e nessuna informazione viene fornita a terzi. Gli unici dati personali memorizzati sono gli indirizzi email di chi si iscrive alla nostra newsletter

Copyright Fabio Fumagalli 1970-2026