HARRY POTTER E L’ORDINE DELLA FENICE (HARRY POTTER AND THE ORDER OF THE PHOENIX)

di David Yates, con Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Jason Isaacs, Imelda Staunton, Helena Bonham Carter, Robbie Coltrane, Ralph Fiennes, Michael Gambon, Brendan Gleeson, Gary Oldman

Il cattivissimo Voldemort è di ritorno, e nessuno ci crede. A parte ovviamente i nostri eroi, divenuti nel frattempo sempre più adolescenti (Harry inizia a baciare, anche se con relativo trasporto) e ahimè, sempre meno alunni spensierati. Non solo perché costretti a congiurare, sotto la guida dell’esperto Harry, per addestrare i compagni più inesperti alle arti magiche; in vista dello scontro contro le armate del Male. Ma per contrare da subito le trame liberticide, e invero fin troppo scoperte della nuova professoressa inviata dal Ministero: la grande Imelda Staunton di VERA DRAKE, tanto infagottata in rosa da farci riandare, forse non casualmente alla signora Tatcher se non at the Queen herself.

Crescono i nostri, cambiano i temi (vagamente filosofici, con Harry Potter obbligato a scoprire il lato oscuro che ognuno si porta dentro di sé) per non dire dei registi (il più convincente rimane l’Alfonso Cuaron del terzo episodio); aumentano i personaggi e di conseguenza non si schiarisce di certo la trama. Ormai destinata a chi si è fatto un’idea dell’intera faccenda leggendosi la schiera dei best-seller. In tanta ambiziosa quanto vieppiù confusa introspezione, ai non addetti non rimane allora che aggrapparsi allo stile. Non più, e per forza, fanciullescamente svolazzante. Ormai così gotico da arrischiare di essere addirittura cupo. E così fiducioso negli effetti speciali da assomigliare sempre di più ad un episodio delle GUERRE STELLARI; ma vent’anni in dopo.

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