GRANDEZZA NATURALE (GRANDEUR NATURE)

di Luis Berlanga, con Michel Piccoli, Valentine Tessier, Rada Rassimov, Michel Aumont

Malgrado il fatto che si tenti per ovvie ragioni di contrabbandarlo come film porno, sia ben chiaro che GRANDEZZA NATURALE

arrischia di deludere gli appassionati del genere.

Il tema è noto e fin troppo chiaro dopo cinque minuti di proiezione: Michel Piccoli, dentista sposato alla assolutamemte appetibile Rada Rassimov, riceve dal Giappone una bambola di gomma, formato nature appunto, e la sostituisce in tutto e per tutto alla consorte. Tanto che uno si chiede come farà il regista a tirare innanzi per i restanti 85 minuti della proiezione. Che, di fatti, non avvengono senza qualche istante di noia.

Non mi sembra così importante stabilire se questa sostituzione possa irritare maggiormente il genere femminile, ridotto alla molto denunciata condizione di oggetto di consumo; o avvicinare i problemi degli spettatori maschi, desiderosi di ritrovare una tranquillizzante posizione di possesso, che permetta loro di ben figurare fuori e dentro il proprio letto, come ci hanno ben spiegato nei trattati di psicologia. Oltre tutto (e basterà osservare con quale approssimazione e schematismo è dipinta nel film la figura chiave della madre, o anche il feticismo, il gusto del travestimento del protagonista), tutto questo rappresenta la parte più debole del film. Berlanga, e qui salta fuori la sua origine di spagnolo, la sua parentela con Bardem e con Bunuel, è molto più efficace quando ci mostra la discesa negli abissi del protagonista. Non per nulla sono le ultime scene del film le migliori: l’incontro disperato di Piccoli e della sua bambola con l’altrettanto disperata allegria degli emigrati. La violenza sulla bambola travestita da Madonna, la corsa verso la morte. Michel Piccoli, specialista in parti «impossibili», riesce ancora una volta a rendere credibile il tutto.

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