IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 (THE DEVIL WEARS PRADA 2)



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Il lupo perde il pelo, e Brian de Palma torna a girare su Al Capone. I vizi, quelli di Capone ma anche quelli di de Palma li conosciamo: dei quattro celebri compari (gli altri essendo Scorsese, Spielberg e Lucas) questo ammiratore di Hitchcock è il più portato alle tentazioni formali. È molto meno logico e razionale del maestro, più romantico, e più barocco. Adora sorprendere lo spettatore: “prima gli dò l’impressione di ritrovarsi in un ambiente familiare poi, senza preavviso, lo violento. Non deve tornare a casa riconfortato. Poiché la vita non è fatta a quel modo, l’ignoto è sempre in agguato”. Dipinge delle solitudini. Con grande talento registico, con abile utilizzo degli ambienti. Ma anche con scarso approfondimento dei personaggi, basati sovente su una sceneggiatura sconclusionata, su delle psicologie difficilmente credibili.
Tutto ciò si sposa perfettamente a questo GLI INTOCCABILI. Anche se la critica ha parlato di un nuovo de Palma, così classicamente americano da parere un nuovo John Ford. La prima parte è di una prevedibilità sconcertante: il poliziotto idealista e gli altri corrotti, tutta la città marcia e la famigliola dell’eroe dallo sguardo limpido minacciata dalle rappresaglia della mala: pare di assistere agli schemini delle pellicole anni trenta. Con l’aggiunta del tremendo Morricone, che non perde una sviolinata per sottolineare il bimbo nella culla.
Poi, forse (ma sarà ritenerlo troppo furbo?) per uscire dal rassicurante di cui diceva, de Palma si lascia andare. E s’incomincia a respirare.
Attorno al sempre straordinario de Niro si costruiscono inquadrature barocche, riprese dal basso all’alto, con nello sfondo gli stucchi e gli affreschi del Chicago Theatre. I tempi si dilatano, i personaggi volano dai grattacieli al rallentatore, ma almeno una vera dimensione poetica sembra volersi finalmente occupare di quelle faccende invero risapute. La splendida architettura della città è sfruttata a dovere: e de Palma ci dà un saggio del proprio virtuosismo registico nell’ormai celebre sequenza della stazione ispirata, con tanto di carrozzina, alla mitica scalinata di Odessa. Ma, come di dovere, più scritta alla Hitchcock che alla Eisenstein.
Un cinema onorevolissimo e, a tratti, abilissimo: ma GLI INTOCCABILI, tanto per intenderci, stanno a FULL METAL JACKET come una bella canzonetta ad una sinfonia.
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A leopard can’t change its spots, and Brian de Palma returns to film Al Capone. The vices, Capone’s but also de Palma’s, we know: of the four famous companions (the others being Scorsese, Spielberg and Lucas) this admirer of Hitchcock is the most prone to formal temptations. He is much less logical and rational than the master, more romantic, and more baroque. He loves to surprise the spectator: ‘first I give him the impression of finding himself in familiar surroundings then, without warning, I rape him. He must not go home comforted. Because life is not made that way, the unknown is always lurking’. He paints solitudes. With great directorial talent, with skilful use of environments. But also with little depth of character, often based on a rambling script, on psychologies that are hardly believable.
All this fits in perfectly with this THE UNTOUCHABLES. Although critics have spoken of a new de Palma, so classically American as to seem a new John Ford. The first part is disconcertingly predictable: the idealistic policeman and the other corrupts, the whole rotten city and the little family of the clear-eyed hero threatened by the reprisals of the gangs: it is like watching the outlines of 1930s films. With the addition of the tremendous Morricone, who doesn’t miss a beat to emphasise the baby in the cradle.
Then, perhaps (but will it be considered too clever?) in order to get out of the reassuring mood he mentioned, de Palma lets himself go. And it begins to breathe.
Baroque shots are built around the always extraordinary de Niro, shot from bottom to top, with the stuccos and frescoes of the Chicago Theatre in the background. The times are dilated, the characters fly from skyscrapers in slow motion, but at least a real poetic dimension seems to finally want to take care of those admittedly familiar matters. The city’s splendid architecture is duly exploited: and de Palma gives us an example of his directorial virtuosity in the now famous station sequence inspired, complete with pram, by the mythical Odessa staircase. But, as it should be, more written in the style of Hitchcock than Eisenstein.
A very honourable and, at times, skilful cinema: but THE UNTOUCHABLES, just to make a point, stands to FULL METAL JACKET like a beautiful song to a symphony.













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