FINAL FANTASY

di Hironobu Sakaguchi

Carpenter (FUGA DA NEW YORK), Cameron (ALIEN o ABISSI), Verhoeven (STARSHIP TROOPERS), le guerre stellari di Lucas, gli E.T. di Spielberg e via dicendo rappresentano certamente altrettanti rinvii nella memoria dello spettatore. Cosi compiuti ed autonomi da legittimare un mosaico di situazioni disordinate come queste? Cosi organizzati da rendere inutile la fatica di inventare per FINAL FANTASY una straccio di sceneggiatura? Da rendere ormai inutile l’uso dell’elemento espressivo da sempre primo fra tutti: l’attore, con la forza e la tentazione della propria fisicità? Di rinunciare di conseguenza, sostituendola con questi curiosi manichini asessuati al motore di ogni emozione cinematografica, l’identificazione dello spettatore?
Se avete risposto di si a tutte le domande, godetevi FINAL FANTASY.
Può anche darsi che il film di Hironubu Sakaguchi rimanga nella storia per avere usato per primo attori esclusivamente virtuali. Come ci spiegano: in questo incontro tra l’universo dei videogiochi e il cinema non un solo centimetro di epidermide e stato “scannato” per copiare l’uomo. Tutto, a partire dai 60’000 capelli dell’eroina è stato elaborato su ordinatore. E vabbè. Ma il vero problema non concerne tanto la memoria del computer, quanto la nostra. Quali tracce vi lascerà questo videogame privo di sorprese, paradossalmente d’invenzione grafica, per non parlare di poesia?

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