IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 (THE DEVIL WEARS PRADA 2)


Carol Reed è uno dei non pochi registi celebri del cinema che, in realtà, sono buoni artigiani. Con tutto il rispetto per questa categoria, utilissima, e per di più in via di estinzione.
Celebre soprattutto per il notorio IL TERZO UOMO, il film sulla Vienna del dopoguerra del 1949 dominato, per uno di quei processi di osmosi non rari nel cinema, dalla personalità dell’attore principale, che era naturalmente Orson Welles, Reed si è trascinato la sua bella notorietà, firmando film nel migliore dei casi corretti, nel peggiore, ahimè orripilanti. Questo, che è il suo più recente, è sicuramente fra i migliori. Non un capolavoro, ma una commedia nella quale tutto è al posto giusto, il tono e l’atmosfera, la costruzione, il ritmo e la recitazione, oltre al commento musicale, resi con un buon gusto ed una discrezione che donano al tutto una certa qual grazia.
Grazia che è sicuramente dovuta, in parte notevole, a Mia Farrow: una ragazza con una personalità tutta sua in un universo di fenomeni sessuali stereotipati. E anche di Topol, che non vuol assomigliare nè ad Alain Delon nè a Steve McQueen. Come dire che, assieme al film, finiscono per essere abbastanza naturali ed originali.













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