IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 (THE DEVIL WEARS PRADA 2)



E’ stato in pratica un pettegolezzo ad avviare il cammino che sta conducendo agli Oscar con ben sei nomination DALLAS BUYERS CLUB. Con i due protagonisti, Matthew McConaughey e Jared Leto fatti dimagrire rispettivamente di 22 e 25 chili; al fine d’interpretare la lotta per la vita di due sieropositivi che si trasforma – nel clima particolare che ancora circondava negli Anni Ottanta chi si ammalava di AIDS – in una battaglia nei confronti delle lobby del potentato farmaceutico.
Una lotta per la propria sopravvivenza, ma anche nei confronti di una morale, del sistema economico e politico di riferimento; che considerava quel virus un’esclusiva destinata a omosessuali e drogati. Il cowboy texano, letteralmente posseduto da Matthew McConaughey è un campionario vivente di un machismo imperante nell’epoca di Reagan; fatto di omofobia, eccessi sbruffoni di ogni sorta, preferibilmente originati da alcol, droga e sesso, strettamente etero. Eppure, una volta superata l’incredulità nel vendersi vittima di una sentenza che considerava riservata agli altri, la storia (autentica) di Ron finirà per condurlo a legarsi in modo sempre più commovente a un transessuale clamoroso come Rayon ( interpretato egualmente con stupefacente verità da Jared Leto).
L’interesse del film di Jean-Marc Vallée risiede in gran parte nella performance anche fisica degli attori, nella maschera progressivamente consapevole e sofferente di Matthew McConaughey in quella, dolorosa assai più che derisibile, di Jared Leto. Ma DALLAS BUYERS CLUB ha il merito non indifferente di non essere mai pietistico, e nemmeno moralizzatore; di rimanere ruvido e pragmatico, a perfetta immagine della progressione esistenziale vissuta dal suo protagonista. La dura, spesso crudele strategia che questi deve mettere in atto per aggirare il cinismo e i dictat di un sistema sanitario ancora inadeguato diventa allora una lotta per la libertà di scelta dell’individuo nei confronti del proprio destino; oltre che della propria possibilità di guarigione.













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