BOYS DON’T CRY

di Kimberly Peirce, con Hilary Swank, Chloe Sevigny, Brendan Sexton III, Peter Sargaard

La storia – assai semplice perché tutta in un nome – di Teena Brandon, che si faceva chiamare Brandon Teena. Vicenda autentica di una ragazza di Lincoln, Nebraska: che si fece passare per un ragazzo, alla conquista di alcune bellezze locali di un altro buco, Falls City sempre Nebraska. E suscitare non tanto la gelosia, quanto l’odio (ben noto questo, ed internazionalmente) per il diverso, da parte dei maschi locali. Storia a modo suo tragicamente risaputa, quella di BOYS DON’T CRY: ma che la recentemente oscarizzata Hilary Swank, magnifica protagonista del film assieme all’amica Chloe Sevigny, e l’esordiente Kimberly Peirce alla regia riescono ad estrarre dal realismo della cronaca nera. Per innalzarla alle dimensioni più memorabili dell’ambiguità; di quella terra di nessuno fra mascolinità e femminilità, che lo sguardo poetico della regista traduce non tanto in una ricerca d’identità, quanto di autenticità e di amore.
Girata quasi tutta di notte, sotto una volta fiabescamente stellata che traduce mirabilmente l’innocenza del desiderio dell’adolescente (e che contrasta altrettanto saggiamente con il sordido realismo dell’epilogo violento), la prima parte del film è di una misura ed una delicatezza che conduce naturalmente all’intimità con i personaggi. Più prevedibile nell’esplicità cronachista del finale, nella ricerca di una tensione drammatica quasi voyeurista, BOYS DON’T CRY rimane uno dei film più sensibili che siano stati girati sulla sessualità, e non soltanto sull’omosessualità.

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